FederGEV Emilia-Romagna

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Le GEV sul  RIORDINO DELLE AREE PROTETTE

La FEDERGEV Emilia-Romagna presa visione del progetto di legge di “Riorganizzazione del sistema regionale delle Aree Protette” esprime una forte preoccupazione relativa alle possibilità concrete, soprattutto visti i tempi, di  garantire la continuità delle attività di tutela del territorio e della biodiversità proprie dei Parchi Regionali senza la definizione di un periodo di transizione, che consenta ai Parchi, alle Province ed ai Comuni di passare gradualmente da una forma di gestione all’altra.

In una nazione dove si destinano alla lotta all'inquinamento ed alla tutela ambientale molto meno risorse di ogni altro paese europeo e non solo europeo, dove la coscienza ambientale di molti amministratori lascia desiderare, il rischio di una aggressione ai Parchi ed alle aree protette, da parte dei “soggetti” contrari a vincoli economici e legislativi, sono reali.
Ci sono i proprietari dei suoli,  gli speculatori, i cementificatori, i bracconieri ed i cacciatori che altro non aspettano che l'indebolimento delle istituzioni e dei soggetti impegnati nella conservazione e nella gestione ambientale delle Aree Protette.

Se si ritiene davvero che l'ambiente e la biodiversità siano un valore importante e se è forte la volontà di valorizzare il sistema delle Aree Protette nella nostra Regione, occorreva ed occorre attivare un reale processo partecipato che coinvolga oltre ai Consorzi di gestione delle Aree Protette, gli Enti locali, il personale e – noi sottolineiamo - i Volontari, le Associazioni ambientaliste e le GEV che a vario titolo collaborano da anni con i Parchi, per passione e praticamente a costo zero, salvo il parziale rimborso delle spese vive.  Parliamo di centinaia di volontari, di “amici dei Parchi”, di Guardie Ecologiche Volontarie L.R. 23/89, di Associazioni protezionistiche riconosciute ai sensi dell'Art. 13 della Legge 349/1986 che in tutti questi anni hanno, di loro spontanea volontà, collaborato a realizzare i programmi dei Parchi e fatto fronte ai problemi non risolti, non affrontati o mal gestiti dallo Stato, dagli Enti Locali o dal “mercato”.

Se obiettivo di questa Legge di riorganizzazione è, come affermato nelle finalità, quella di conseguire una efficace azione di tutela e conservazione della biodiversità regionale e contribuire alla costruzione della rete ecologica regionale allora la Legge deve concentrarsi sugli strumenti e sulle modalità per conseguire realmente questo risultato, occorrono:
1. vincoli e certezze normative per la tutela ambientale e paesaggistica dei territori che si definiscono “Parchi Naturali e Aree Ecologiche Protette” contro ogni tipo di uso improprio oggi e per sempre;
2. la realizzazione di quei “corridoi ecologici” che collegando i Parchi Regionali, le Aree Protette, le Aree umide ed i corsi fluviali vadano a definire concretamente quella indispensabile rete fisica territoriale protetta necessaria alla conservazione della biodiversità;
3. risorse economiche ed umane certe che ne garantiscano il perseguimento.

Pur non volendo entrare nel merito politico e tecnico/amministrativo del riordino, che non ci compete direttamente, non possiamo sottacere la nostra preoccupazione per un possibile peggioramento della qualità della gestione territoriale delle Aree Protette e il rischio che si verifichi un rallentamento, se non la cessazione, del coordinamento nelle azioni di tutela, una battuta d'arresto rispetto ad una necessaria “visione globale delle cose da fare”, un indebolimento della vigilanza, un arresto della raccolta di fondi per la realizzazioni di opere di salvaguardia del territorio ecc.
Si rischia di perdere anni di esperienza, di conoscenza del territorio, di paziente tessitura della “condivisione” nella comunità locale interessata. Occorre tenere conto che la costruzione dei Parchi è sempre e ovunque un processo lungo e difficile.

Siamo anche preoccupati per le incertezze legate alle nostre stesse attività volontarie di vigilanza e di educazione ambientale regolamentate da Convenzioni (nel nostro caso previste dalla L.R. 23/89), in particolare quelle in scadenza il 31-12-2011, che ci lascieranno scoperti sia “legalmente” (in quanto necessitiamo delle Convenzioni per esercitare i poteri di polizia amministrativa nell'applicazione dei Regolamenti all'interno dei Parchi) che economicamente (per la copertura dei costi per l'uso dei propri veicoli, per acquisto delle attrezzature necessarie, per i consumi telefonici, per i costi di gestione delle nostre organizzazioni... ecc.).
Le domande che ci stiamo ponendo e che rivolgiamo alla Regione sono:
- Potremo legittimamente operare fino a che non saranno sottoscritte le Convenzioni con il nuovo Ente?  
- Chi gestirà le sanzioni amministrative nella fase di transizione?
- Chi coordinerà la nostra attività di Educazione Ambientale?
- Chi rimborserà le nostre spese?
Si tratta di decine di migliaia di ore di “lavoro volontario” fondamentali nella vita dei nostri Parchi che ci pare vengano sottovalutate nella loro importanza strategica per garantire la vita alle Aree Protette sopratutto in questi anni di ristrettezze economiche generali.

Alcune proposte

I timori e le “criticità” sopra esposte ci inducono a chiedere di verificare la fattibilità di un PERIODO DI TRANSIZIONE MEGLIO DEFINITO  che accompagni in modo partecipato verso la realizzazione del nuovo assetto condiviso e siamo comunque d’accordo con coloro che, a vario titolo e da fonti autorevoli, hanno proposto soluzioni alternative, quali  la Regionalizzazione del Sistema Parchi (creazione di  una Agenzia Regionale, garantendo sedi locali, come è già nell'ambito della Protezione Civile), oppure prendendo in considerazione gli accorpamenti in Enti Parco a livello di singole Province .
In riferimento alla evoluzione del testo della Proposta di Legge valutiamo positivamente che si sia assunta una definizione diversa da quella di ATOB (Ambito Territoriale Omogeneo per la Biodiversità), in un primo tempo adottata, passando alla denominazione di “Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità” che è sicuramente una denominazione che meglio identifica le finalità proprie dei Parchi Regionali e delle Area Naturali Protette.
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Premesso quanto detto e auspicando che venga tenuto in debita considerazione intendiamo comunque presentare alcune “osservazioni” a questo testo della proposta di Legge Regionale:

All'Art. 3 punto 11 riteniamo vada cancellato o quanto meno chiarito il passo che recita: ... nonché da eventuali ulteriori funzioni amministrative in materia faunistico-venatoria.
Tale formulazione, stante l'attuale scarsità di risorse economiche, potrebbe incentivare la ricerca di introiti anche attraverso l'allargamento della attività venatoria all'interno dei Parchi, delle Aree Protette o nelle cosiddette “aree contigue”. La Regione e i nuovi Enti di gestione per i Parchi e la Biodiversità devono essere chiari su questo punto: l'attività venatoria non è una attività che favorisce la biodiversità e tanto meno rappresenta un contributo all'educazione ambientale delle nuove generazioni. Inoltre per quanto riguarda l'eventuale intervento di riequilibrio faunistico all'interno dei Parchi e delle Aree protette, questa attività deve essere svolta con interventi di cattura e trasferimento della fauna selvatica in soprannumero o, quando non diversamente affrontabile, con abbattimenti mirati, limitati ad un breve periodo di tempo ed assegnati esclusivamente ai Guardiaparco, al Corpo Forestale dello Stato e alla Polizia Provinciale.
Art. 3
Enti di gestione per i Parchi e la Biodiversità
…......................
11. I costi di funzionamento dell’Ente di gestione sono coperti da contributi regionali e degli enti locali ricompresi all’interno delle Aree protette e dei Siti della Rete Natura 2000, dagli introiti derivanti dalle funzioni amministrative di cui alla L.R. n. 6 del 1996 nonché da eventuali ulteriori funzioni amministrative in materia faunistico-venatoria.


Nell'Art. 9 non si definisce la composizione numerica della “Consulta” del Parco, demandando questo compito allo Statuto dell'Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità. Questo non garantisce omogeneità tra le 5 Macro-aree regionali e neppure una adeguata presenza dei rappresentanti dei “portatori di interessi non economici”. La nostra proposta è quella di meglio definire i componenti della Consulta garantendo omogeneità ed una più adeguata presenza dei “portatori di interessi non economici” con particolare riguardo alle associazioni ambientaliste e protezioniste.
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L'Art. 10 va a definire il Comitato per la Promozione della Macro-area assegnandogli il compito di  promuovere l’integrazione delle attività imprenditoriali con le politiche di tutela dell’ambiente e della biodiversità, ma nella composizione prevede la sola presenza di sei diversi settori economici che rappresentano appunto le “attività imprenditoriali”. Stando così la composizione di questo Comitato, non si capisce come avvenga il confronto per definire la compatibilità delle attività imprenditoriali con le politiche di tutela dell'Ambiente, mancano le componenti ambientali e quelle istituzionali.   Proponiamo quindi una integrazione al punto 2 inserendo un rappresentante designato da ogni Provincia presente nella Macro-area e uno designato dalle Associazioni Ambientaliste presenti nel territorio.
Art. 10
Comitato per la promozione della macroarea
1. Per la promozione e lo sviluppo del territorio dell’ATOB e per l’integrazione delle attività imprenditoriali con le politiche di tutela dell’ambiente e della biodiversità l’Ente di Gestione istituisce, secondo i criteri e le modalità previste dallo Statuto, il Comitato per la promozione dell’Ambito Territoriale Ottimale.
2.  Il Comitato è composto da un rappresentante della Regione individuato con deliberazione della Giunta Regionale, uno per ogni Provincia che ha territori nella macroarea individuato con deliberazione della rispettiva Giunta Provinciale, un rappresentante designato dalle Associazioni Ambientaliste presenti nel Territorio e sei rappresentanti dei seguenti diversi settori economici: finanza, agricoltura e silvicoltura, industria, agroalimentare, commercio e turismo.

AUDIZIONE in REGIONE
BOLOGNA, Lunedì 28 Novembre 2011
Il Presidente
Valerio Minarelli

8 Giugno 2011, Regione Emilia-Romagna via Aldo Moro 21:
Controlli a campione sulle autocertificazioni TU 445/2000. Rilevazione delle orgavizzazioni di volontariato iscritte nel Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato alla data del 31/12/2008.

La FEDERGEV ER è stata sorteggiata per i controlli di conformità e regolarità relativi al possesso dei requisiti di ONLUS (Associazione iscritta al Registro Regionale del Volontariato) ed alla corretta gestione.  
Con un pizzico d'orgoglio Vi comunichiamo che la FEDERGEV ER è risultata in possesso di tutti i requisiti richiesti e in regola con la gestione sociale: Statuto, democraticità della struttura e bilancio.

il Presidente - Valerio Minarelli
la Segretaria - Luisa Borettini

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